PICCALINNA MONTEVECCHIO - Miniera Montevecchio

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PICCALINNA

Il percorso “Piccalinna”, nell'area intorno al pozzo San Giovanni, si snoda nella struttura di superficie dello stesso e all'interno delle sale argano e compressori. La macchina di estrazione che vi è conservata, con i suoi 120 cavalli vapore che permettevano l’estrazione di 20 metri cubi di materiale all'ora, rappresenta un esempio unico al mondo per l'archeologia mineraria. Per le sue condizioni di conservazione sarebbe infatti in grado di funzionare nonostante la sua costruzione risalga a quasi un secolo fa. Durata 45 min. circa
STORIA
La miniera di Piccalinna, scoperta nel 1874, si estende per circa 370 ettari. Venne data in concessione alla società italo-francese Nouvelle Arborese. Nel 1897, quando ormai si riteneva esaurito il filone minerario, fu ceduta alla Società Montevecchio già concessionaria delle altre aree della zona (Sant'Antonio a Levante, Sanna, Telle e Casargiu a Ponente). Una attenta politica di riassetto generale del cantiere, consentì invece la ripresa a pieno regime delle attività estrattive.
Nel piazzale di Piccalinna una serie di edifici, tutti con muratura in pietra faccia a vista, decori in laterizi e una certa ricercatezza architettonica, costituiscono quello che in passato era il nucleo operativo di questo cantiere minerario: il pozzo San Giovanni e la lampisteria, la sala argano, la sala compressori e la cabina elettrica, la laveria Piccalinna, gli uffici e la forgia.
Altri edifici, ormai in parte distrutti dall'incuria e dal tempo, si scorgono, immersi nella vegetazione. Si tratta delle abitazioni per operai scapoli: un complesso di sette edifici, realizzati intorno agli anni Quaranta del Novecento.
Alle spalle del pozzo, si intravedono altri due edifici abitativi, i primi ad essere realizzati, verso la fine dell'Ottocento, nel cantiere di Piccalinna contemporaneamente all'intestazione del pozzo San Giovanni.
Dalla parte opposta, arroccato sulla collina, con vista sul cantiere, si nota un grazioso edificio intonacato realizzato agli inizi del Novecento. Ingentilito da marcapiani, lesene e cornici di porte e finestre in pietra a vista, fungeva in passato da alloggio per i caposquadra.
La miniera di Piccalinna terminò la sua attività nel 1981 quando un guasto alle pompe per l'eduzione delle acque dal sottosuolo, troppo costoso da riparare, segnò la fine dell'attività estrattiva.
POZZO SAN GIOVANNI
Il Pozzo San Giovanni venne scavato, con una profondità di 100m, intorno agli anni Settanta dell'Ottocento e venne poi approfondito sino alla quota di 400m. Dopo la cessione alla Società Montevecchio, il castelletto in legno realizzato dalla prima società concessionaria, la Nouvelle Arbourese, venne rivestito in muratura assumendo le fattezze che conserva tuttora. L'edificio, realizzato in basalto a vista con conci irregolari e cornici in laterizi attorno alle aperture e nei marcapiani, per forme e proporzioni ricorda il torrione di un castello medievale posto a dominio dell'intero cantiere.
Lungo la sezione del pozzo, due gabbie munite di sistema di frenatura del tipo a “paracadute”, che assicurava un ridottissimo margine di rischio, consentivano il trasporto dal sottosuolo alla superficie sia del personale sia del minerale.
Adiacenti al pozzo, verso la fine dell'Ottocento, furono costruiti altri due edifici: il locale forge in cui un fabbro eseguiva la manutenzione dei fioretti danneggiati, utilizzati nei martelli perforatori; la lampisteria, edificio in cui i minatori, prima di scendere in sotterraneo, depositavano i propri effetti personali, si attrezzavano di lampada a carburo e prendevano la piccola medaglia di riconoscimento che portavano con loro in galleria.
SALA ARGANO E COMPRESSORI
La sala argano e la sala compressori, sono stati realizzati in pietra basaltica a vista e vari elementi in laterizio, verso la fine dell'800.
All'interno della sala argano si trova ancora l'imponente macchina d'estrazione, inizialmente a vapore ed elettrificata intorno agli anni Trenta. Ubicata in asse rispetto al pozzo, serviva alla movimentazione delle gabbie. Nello specifico, l’argano è del tipo a bobine con funi piatte che si arrotolano su loro stesse in spire successive.
Alla sala compressori si può accedere direttamente dalla sala argano. Ospitava le macchine per la produzione dell'aria compressa introdotta in miniera per l'eduzione delle acque dal sottosuolo e, in seguito, sfruttata anche per alimentare la laveria, per azionare le perforatrici e le altre macchine utilizzate nel sottosuolo o in superficie.
LAVERIA
La laveria, in pietra basaltica a vista, venne realizzata nel 1876 appoggiata alla collina. Subito entrata in esercizio, fu ampliata e rimodernata intorno al 1907 e, in seguito al potenziamento della moderna e vicina laveria Principe Tomaso, nel 1935 venne trasformata in alloggi per operai scapoli e deposito casermaggio. In tempi più recenti, ospitò la scuola frequentata dai figli degli operai che risiedevano nei vicini alloggi del cantiere.

GLI ALTRI PERCORSI
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